Italian Italian English English Arabic Arabic
Search

Fare rete tra avvocati: cosa sapere e come muoversi

LAW FIRM - STUDIO LEGALE PAOLO SPATARO > Law-Firm News  > Fare rete tra avvocati: cosa sapere e come muoversi

Fare rete tra avvocati: cosa sapere e come muoversi

Lo studio legale impresa

Assistiamo così alla nascita di strutture legali articolate sul modello aziendale, con logiche interne manageriali e approccio imprenditoriale al mercato. Le forme organizzative assunte dagli studi legali possono variare dalla mera condivisione di spese, dove in realtà non esiste un vero e proprio progetto comune, ma si convive sotto lo stesso tetto con l’intento di dividere le spese ottimizzando così i costi, a vere e proprie compagini sociali con la nascita di un nuovo soggetto giuridico e imprenditoriale; parliamo di studi associati, con all’interno partner e associate, di società tra avvocati, con la possibilità di avere nel capitale sociale anche la presenza di soggetti non appartenenti al mondo forense entro il valore di un terzo complessivamente, società tra professionisti, caratterizzate dal fatto di unire soggetti appartenenti a categorie professionali diverse, quali avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro.

Tutte queste strutture sono caratterizzate dalla nascita di un nuovo soggetto giuridico e dall’approccio imprenditoriale alla professione. Le logiche interne sono quelle dell’organizzazione manageriale, dove per poter far funzionare la struttura è necessario avere accanto ai professionisti personale di staff con competenze manageriali per la gestione efficace ed efficiente delle attività, del tempo, della location, del team. Più la struttura aumenta di dimensioni e più aumentano le esigenze di comunicazione interna efficace, di gestione del clima, di procedure alla base del lavoro, di un business plan per la previsione di spese e ricavi, di centri di costo di budget predefiniti, di policy interne di comportamento, di una vision e di attività di marketing e comunicazione verso il mercato.

Networking

I nuovi trend in atto dopo la pandemia vedono la nascita di nuove forme organizzative tra avvocati (e non solo). Stiamo parlando delle reti professionali.

Le reti tra avvocati e più in generale tra professionisti si distinguono concettualmente dal networking in senso stretto. Infatti, fare networking vuol dire dedicarsi a costruire contatti con altri professionisti, con prospect e con clienti e mantenere questi contatti costantemente vivi, perché da essi possono derivare occasioni di business, collaborazioni e progetti.

Il networking non è qualcosa di strutturato di per sé e non è neppure qualcosa di innovativo, in quanto da sempre ciascun professionista nel suo piccolo ha coltivato una rete di contatti con altri colleghi, con professionisti di altre categorie, con clienti, con potenziali clienti, con aziende fornitrici di servizi e coì via, solo che in passato non si chiamava networking, ma era una attività di fatto svolta mediante telefonate, incontri davanti ad un caffè, momenti conviviali, convegni e passaparola.

Oggi questa attività ha cambiato valore ed è diventata molto importante in un mondo fatto di comunicazione, dove i social sono diventati parte della professione e Intenet incrocia le nostre vite senza più distinguere il digitale dall’analogico; oggi questo mondo di relazioni richiede investimento di tempo per essere coltivato, valorizzato e mantenuto vivo, rappresentando parte della professione stessa e parte del patrimonio di ciascun professionista. Oggi non ci si può limitare a coltivare le relazioni in modo occasionale, quando capita, ma va organizzata questa attività, è parte di un progetto, ha delle sue logiche e richiede investimento di tempo e di energie.

Il primo patrimonio di un professionista è il suo mondo di relazioni e alle relazioni analogiche create da strette di mano, circoli, associazioni di categoria, club, salotti e conoscenze dirette, si aggiunge prepotentemente il mondo digitale dove Linkedin fa la parte del leone per un avvocato. Saper coltivare le relazioni su Linkedin è decisamente una competenza oggi importante, perché permette in modo efficace e veloce di rimanere in contatto con persone conosciute altrove, di intessere relazioni con i contatti dei nostri contatti, di acquisire informazioni su persone che possono interessarci per la loro posizione nel mondo del business e di farci conoscere da prospect e altri professionisti interessati al nostro profilo e ai nostri servizi.

Quanti avvocati, tuttavia, sanno utilizzare adeguatamente Linkedin? Quanti hanno una presenza su questo social professionale davvero efficace? Quanti ne conoscono le potenzialità? Quanti lo utilizzano in modo efficace per il networking? Pochi, molto pochi, vi assicuro. Molti lo snobbano ancora e altri lo utilizzano stile pagine gialle.

Linkedin, invece, è un fantastico strumento di networking. Cominciate a completare il vostro profilo su questo social con una qualifica chiara, una bella foto professionale, un summary riassuntivo di ciò che fate oggi, un excursus completo della vostra storia professionale e soprattutto con testimonianze di clienti e contatti che parlano di voi avviando così il nuovo passaparola digitale.

Questa sezione del profilo, cioè le testimonianze di altri, saranno la parte più vista del vostro profilo su Linkedin, attuando il principio del buon vecchio passaparola in una nuova veste; siamo tutti curiosi di sapere cosa dicono di noi coloro che ci hanno conosciuto e che si sono rivolti a noi; è questo il principio “dei pari”, di emulazione, che rassicura, che ci tranquillizza.

Lo usa Amazon, lo usa Booking, ne ha fatto la sa fortuna Trip Advisor e lo usano i social. Pertanto, non trascurate questa sezione del vostro profilo e ricordatevi che accanto al profilo personale su Linkedin è utile aprire anche una company page, cioè una pagina di studio, dove il profilo personale parlerà di voi, mentre la company page parlerà del vostro studio e rappresenterà a pieno titolo il vostro studio digitale sul social più importante per il mondo dei professionisti e tutto questo è gratis.

Reti professionali

Linkedin dunque permette di realizzare i networking 4.0, utilizzando i social, il digitale e la potenza del web. Con il networking, tuttavia ciascun soggetto del network resta separato dagli altri come immagine e “semplicemente” sceglie di collaborare con altri, di interagire magari con altri colleghi su un singolo progetto o comunque anche in modo più stabile, ma i terzi vedranno porofessionisti ciascuno con la propria organizzazione, brand e partita iva che agiscono nel migliore dei casi insieme per uno scopo. Discorso diverso è la costituzione di reti professionali: in questo caso abbiamo diversi professionisti che decidono di agire insieme, sotto un unico cappello, presentandosi unitariamente previo accordo interno.

I soggetti componenti della rete si chiamano retisti e concludono tra loro un contratto di rete che vede la nascita di un nuovo soggetto; la rete ha un nome, un brand, uno scopo, delle regole di comportamento, delle regole di partecipazione agli utili, alle spese, uno statuto e uno scopo ben precisi. I retisti condividono valori, stile e regole per poter agire unitariamente e fornire prestazioni integrate e di livello. Potremmo vedere le reti come soluzioni intermedie tra lo studio associato e il network, con il vantaggio che il legame che si crea è meno rigido, che ciascuno mantiene una propria autonomia logistica, che è richiesto un investimento morale, economico e di fatto inferiore.

Con tutte le nuove strutture organizzative sopra analizzate i legali, così come altre categorie professionali, stanno rispondendo a due esigenze organizzative del mercato: la richiesta di specializzazione e la richiesta di prestazioni multidisciplinari. Accanto ad esse, poi, le esigenze che vengono realizzare sono di risultare più competitivi sul mercato, di fare economie di scala, di avere maggior visibilità sul territorio, di alzare il livello qualitativo della consulenza e di fornire prestazioni a soggetti che altrimenti sarebbero irraggiungibili con le sole forze proprie. Questi cambiamenti epocali in atto richiedono non solo nuove forme organizzative e nuovi strumenti, ma anche una nuova mentalità, una nuova cultura della professione e nuove conoscenze fornite dalle soft skills, dal coaching e dalla conoscenza del web e delle nuove tecnologie. Le esigenze di reskilling e upskilling delle competenze saranno fondamentali per la professione legale, come perle altre professioni per rimanere al passo con i tempi e fornire prestazioni adeguate al mercato.